TrapAdvisor: se l’indirizzo è diverso, allora è una trappola.

Ci ritroviamo in una sottospecie di provincia di Marrakesh ma con più asfalto, gente buttata di fronte a serrande arrugginite e abbassate che si ubriaca…già mi pare di sentire i vicini “Non sono razzista ma…”…vecchie che spiano da fessure alte un millimetro incorniciate da tapparelle blindate di metallo, una stazione poco più in là, parcheggi larghi con macchinacce polverose parcheggiate, alcune senza ruote, altre con specchietti divelti…davanti a noi un cancello e una palazzina anni ’60 squadrata, insulsa, un elenco di nomi sul citofono con settantotto consonanti e due vocali che sembra quasi quel gioco in cui devi trovare le parole con un senso cercandole anche in diagonale…facciata color marronevogliomorire, infissi con sbarre e finestre chiuse, un giardino disseminato di cespugli di rose senza fiori, cipressi, piantacce che se devono dare un’aria migliore proprio non ci riescono, una panchina sgangherata messa di fronte ad un recinto di rete verde stranamente sottile, assolutamente non protettiva, praticamente trasparente.

“Vuoi dirmi che il posto sarebbe questo?”

“Eh…”

Che la chiamata della tipa era sembrata sospetta a pensarci bene

“No ascoltate…ma a voi vi cambia qualcosa se invece che in questa struttura vi mando in un’altra?”

Immagini che le cose non cambino…insomma…prima struttura ben votata su TripAdvisor, stellette, foto colorate di colazioni mirabolanti, arredi giovani, gente che ride manco la pubblicità della Mentadent, il B&B dei sogni ad un buon prezzo.

“Si si…nessun problema” e tu che pensavi di stare a Soho ed invece ti ritrovi nei sobborghi del Queens, per fare un paragone

Entriamo dentro è sembra di stare nel set di Dark Water, un horror giapponese di una ventina di anni fa in cui c’è la gente che muore che ancora mi ricordo quando mia madre entrò in camera, TV e DVD a palla, dicendomi “Ma che porcherie ti guardi” …ma dieci minuti dopo era li con me per vedere come finiva e immaginatevi l’atrio di un edificio abbandonato, in cui nulla entra da decenni, un’aria come di polvere sospesa e grigiume applicato alle pareti con mano abbondante. La nostra stanza è al primo piano…la porta di casa protetta da una grata verniciata di bianco che tanto mi ricorda le prigioni dell’Asinara. Ci apre tale Priscilla che già ci aveva inviato nel pomeriggio un bellissimo messaggio “sodo Priscilla”…immagino volesse scrivere sono…le rispondiamo con un messaggio chiedendo info…non risponde. Una donna bassina Priscilla, sulla cinquantina, occhiaie che arrivano al mento, sguardo tra lo sconforto e il mortificato, pelle in toni di grigio.

“Piacere…Priscilla”

“Vorrei crederci”

“Cosa?”

“Piacere”

Recensioni dispersive: La Bella e la Bestia

Hanno messo il film in tipo 3 sale e forse anche lo sgabuzzino delle scope, che visto il cinema di merda dove lo vedo non sarebbe nemmeno cosi strano…multisala, multipopcorn, cessi, bar, distributore delle patatine, 2 sale serie e le altre 20 con gli schermi da 17 pollici.

In un paio usano anche il tubo catodico.

Ora, il fatto che io non possa vedere “The Red Turtle” perchè la Bella e la Bestia deve stare in mille sale contemporaneamente mi farebbe già incazzare di suo ma va beh, mi tocca andare a vederlo perchè Sorella è dichiaratamente superfan del cartone, tutte le battute a memoria canzoni cantate alla perfezione e io, l’ho costretta a vedere Rogue One, cosi siamo pari.

Scelgo lo spettacolo del lunedi alle 17:10 per evitare frotte di bambini festanti urlanti piangenti anche perchè per domenica e sabato, ad ogni ora e sala, di disponibili c’erano giusto due tappetini del bagno posizionati lateramente in basso con estintore da tenere tra le gambe mentre il lunedi, siamo in 6 in totale nella sala quella grande, sala Giove…ed entro, in perfetto orario, popcorn giant che dovranno consolarmi e produrre endorfine per le prossime due ore.

Frenesia Approssimativoide

“La macchina va a 3 cilindri…”

“Ah perchè…ne ha di più?”

Il mio meccanico crede che faccia il simpatico ma io proprio ne ero convinto che ne avesse solo ‘3’ la Lupo, tanto è piccola, scomoda e lenta e no…

“…no che non me ne sono accorto che andava lenta…fa da zero a cento in meno di mezz’ora e se una macchina è più lunga di un motorino evito il sorpasso…ti pare che mi accorgo che sia lenta?”

Credo sia questione di relatività, come quando stai su un treno e ti sembra comunque fermo, che sia a 60 o 300 km/h.

A lavoro ci vado a piedi dunque, 3 chilometri e qualcosa, strada piacevole nonostante i piloti in zona che non guardano all’interno curva per l’eventuale presenza di esseri viventi, rischio la vita. Sali e scendi continui utili a stimolare il metabolismo, tre-quattro cantieri, un paio di chiese e cimiteri, una pista di kart, del verde.

Prima di uscire, ovviamente già in ritardo, mi assicuro di avere:

– iPod
-Cuffie
-Cazzillo cinese che ricarica cose elettriche

Che sarebbe troppo facile mettere a ricaricare tutto il giorno prima e non all’ultimo momento e quindi prendo ed esco di casa, senza chiavi e mi chiudo la porta alle spalle e faccio un chilometro prima di mettermi le cuffie, forse per godere gli amabili rumori della neo-ferrovia in costruzione o dell’abbaiare inferocito del numero infinito di cani che mi odiano nel vicinato, neanche usassi un deodorante al gusto gatto.

Ci metto 3-4 minuti a riuscire ad infilarle decentemente nel padiglione auricolare destro…queste le vendevano con tipo 30 tipi diversi di padiglioni, forme, dimensioni, colori, materiali…al punto che pure un elefante riuscirebbe ad infilarle eppure, a me cadono comunque. Ho un problema con il mio lato destro, evidente, ma in un qualche modo le faccio stare in equilibrio precario e premo il tasto di accensione, che queste sono wireless e fighe.

E scariche.

“Però hai il cazzillo elettrico cinese” mi dico, “che tu sei uno furbo” mi dico…lo prendo dalla tasca con il ghigno di chi ha davvero capito tutto…“tu si che sei bravo ed intelligente” mi dico e premo anche il pulsantino per provare la carica, 4 led blu su 4 accesi, massima potenza, carica per ore ore ore,” ti ci fai tutta la discografia dei Pink Floyd di fila per 3-4 volte volendo” mi dico, “Yu-Uhhh!!” dico

Il cavo però, “lo hai lasciato a casa” mi dico. Raggelato, panico. Nervoso, ravano per mezz’ora nei 3 centimetri quadrati del mio zaino come se un cavo USB fosse una specie di serpente super-intelligente che passa il tempo a creare piani di fuga e nascondersi.

“Giorno 32 della mia prigionia: stupido umano…ho costruito un gancio utilizzando una graffetta che hai lasciato qui dai tempi delle medie e l’ho legato ad un capello di tua mamma che ho intrecciato con delle fibre prese dalla spallina scucita…ho dovuto solo aspettare che tu ti distraessi per srotolarmi…arrampicarmi fino alla tasca superiore e con un movimento a pendolo, riuscire ad infilare il gancio nella cerniera….incredibile che ci sia riuscito senza braccia e senza pollici opponibili ora che ci penso…ma che importa…Ora sono libero…libero! AHAHAHAHAA”

Cerco in alcuni angoli che a stento ospiterebbero un coriandolo non volendo far morire la speranza per nessun motivo.

Niente.

“Il mio problema non è nemmeno la fretta ma l’approssimazione” penso…non eseguire i giusti step. Non è fretta ma è frenesia…che se anche gli step li fai tutti giusti, in sequenza, seguendo il piano, qualcosa ti dimentichi anche se lo avresti il tempo, per controllare e controllare per bene. Impreciso.

Non si cura la Frenesia Approssimativoide…è genetica e te la porti appresso finchè muori. Significa che preparerai la valigia il giorno stesso della partenza dimenticandoti le cose importanti tipo le mutande, uscirai di casa senza chiavi in tuta e troverai fuori solo mocassini di pelle da infilarti, cercherai notizie su quel concerto che volevi tanto sentire e scoprirai che era giusto ieri ed è stato bellissimo, porterai la macchina a controllare giusto due giorni prima della partenza, con i finestrini che già non vanno e…

“La macchina va a 3 cilindri…”

Chaos al forno (ricetta)

Fagiano pulito e disossato, cipolle, alloro, timo, maggiorana, cognac, olio, sale, pepe, bacche di ginepro, guanciale, panna da cucina, colla di pesce, chiare d’uovo, fettine di prosciutto crudo, insalatina mista, aceto balsamico per servire e condire, far marinare in frigo per almeno 8 ore i pezzi di fagiano spellati con tutti gli odori, sale, pepe, olio e cognac…passate le 8 ore, scolare il fagiano dalla marinata, che farete ridurre su fuoco che, brucia, brucia e brucia e “bruciate! bruciate!” maledetti siano gli dei e i loro idoli di legno e questa aria rovente che se scollego il dire il fare lasciando il mare di mezzo potrei dare un senso ad una primavera calda e soffocante arrivata di colpo, pompa magna, dopo ettolitri di acqua piovana nei giorni passati…quel caldo ti coccola e alle 15:02 ti fa già maledire il mondo moderno fatto di lavori da completare, ufficio, clienti da soddisfare, routine, scrutini, osservanze, tabelle, la noia…ti crea una patina di sonno, la noia… per cui rallenti i movimenti come quegli animali strani e molesti grandi come batteri, resistenti alle bombe atomiche al freddo dello spazio ai malesseri e malattie…piccoli piccoli cosi piccoli che se anche li schiacciassi con la suola delle scarpe non è vero che li hai uccisi, stanno benissimo, piccoli piccoli, una pacchia stanno, piccoli piccoli ridono di te gigante che si crede omnipotente con i deboli, bullo dei batteri…nascosti in qualche intercapedine nella suola perché tu sei limitato da quello che vedi, per te è tutto a dimensione di uomo grande grande ma invece la suola non è piatta ma fatta di asperità microscopiche piccole piccole…per un batterio ci sono montagne al contrario li sotto, Inception, le montagne di gomma che si incontrano con le montagne dell’asfalto, c’è la piana cicca schiacciata e Monte Catrame e Valleverde che più diventa piccolo piccolo il mondo e più si ingigantisce per contro…se tu vedi un filo in lontananza ti sembrerà una linea ma vacci vicino con gli occhi, guardalo in grande grande e lo vedrai che gira e gira, lungo un tondo di stoffa in realtà e sarà rugoso in realtà e la singola ruga sarà ancora più rugosa se ti avvicini in realtà e quindi in realtà scopri che non è cosi reale la tua realtà, quarta dimensione, zoom, microscopio, infinitesimale, nanoparticellare, molecole, atomi, protoni ed elettroni, quark, fisica quantistica per capire che non siamo al centro del mondo in realtà…nemmeno troppo speciali no ma piccoli piccoli, particelle legate assieme, atomi su atomi come un sasso o il batterio o il fagiano disossato o le cipolle, sale, pepe, bacche di ginepro…strano vero? Riscoprirsi piccolissimi quando ci si credeva grandi grandi e importanti importanti e invece impotenti sotto un cielo stellato, contro un leone arrabbiato, un amore perso, l’universo, la morte, le stelle che esplodono o un semplice contatore che salta e buio, elettricità, schermi, lavoro, intrattenimento, altre persone che ci tengono in vita…lontani dalla paura e della solitudine, le cose che ci spaventano e ci fanno sentire abbandonati e confusi nel mondo che credevamo nostro ma forse non è questo il bello della vita?

Sentire per davvero le emozioni che esistono nel mondo che siano brutte o belle, che ci spaventino oppure no, che ci diano vita o ci portino alla morte?

Se non serve a quello avere un cervello, o un anima, o un qualcosa che identifica tutti quegli stimoli elettrici che ci fanno amare o odiare le cose che proviamo…a cosa serve? Filtrare le cose che ci danneggiano sarà forse una cosa davvero giusta? Se stessimo sbagliando? Se non avessimo davvero bisogno di proteggerci da tutto…di rinchiuderci e ingoiare la chiave…di tenere fuori tutto il resto? E se non fossimo davvero cosi piccoli piccoli…se non fosse vero…forse invece siamo esseri pensanti e grandi creatori? Non microbi infinitesimali senza vero scopo forse…ma dobbiamo crederci, crediamoci…dobbiamo esserne coscienti, creare scintille con i nostri mezzi, elevarci, dare importanza al creare il futuro, dominare la terra e l’acqua, stimoli, energia, costruire castelli impensabili nell’aria…

…ma adesso è troppo calda…troppo afosa…troppe radiazioni da questo schermo e ora ho sonno, apatia, primavera calda e soffocante che ci vorrebbe un mare di mezzo in queste giornate in cui mi sento piccolo, spellato con tutti gli odori, scolato dalla marinara, ridotto in tutto questo fuoco, disossato e pulito, aceto balsamico, insalatina mista, fettine di prosciutto crudo, chiare d’uovo, colla di pesce, panna da cucina, guanciale, bacche di ginepro, pepe, sale, olio, cognac, maggiorana, timo, alloro. Cipolle.

Coma meccanico farmacologico

“La tua macchina è morta”

Per quanto inanimato un oggetto sia, sentire questa frase mi ha lasciato un po’…come si può dire…

Cosi.

Non l’ho mai considerata viva e quindi mi disturba doverla considerare morta, forse?

Forse.

“La tua macchina è morta” mi dice la signora delle demolizioni, alta sui 120 centimetri, biondina, pimpante nonostante i 60 passa anni, voce squillante

“Firma qui”

Io firmo lì…l’auto l’hanno già scaricata sul fondo del demolitore, ghiaia per terra, siepi attorno…a vederla in effetti lo sembra morta…o forse è tutto il resto attorno che assomiglia ad un cimitero.

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Ora, non starò a fare il sentimentale con foto della mia auto in giro per il mondo, io che la abbraccio e le passo della pelle di leopardo sulle cromature…che per me l’automobile deve portarmi dal punto A al punto B senza troppi problemi e nemmeno la lavo…non la abbellisco e non me ne frega nulla se addosso ha più ferite di un capodoglio adulto…mi deve essere utile e basta. Però, quando passo di fianco al muro del demolitore in questi giorni, mi piacerebbe sapere se si trova ancora li, se le hanno tolto pezzi, se l’hanno già ridotta ad un soprammobile quadrato da 1500 Kg…d’altronde è la mia prima ‘auto comprata da me’.

La mia auto non era una di quelle che dici “mai dato un problema…sempre andata benissimo” e lasci le chiavi tutto fiero a tuo figlio no, il contrario…non funzionava il cicalino delle luci accese e quindi sono rimasto bloccato due tre volte per batteria non originale cinese after market scadente scarica…e ad una certa velocità faceva dei rumori strani in autostrada, cinghia che strappava, picchiettamento anomalo, rumore rantolo di morte oltre i 110 km/h, insicurezza…e consumava più olio di un McDonald’s di provincia, una tassa precisa e inesorabile.

“Sono un chilo di Castrol, lascio? Son 18 euro”

Poi, un bel giorno d’estate poco prima della meritatissima vacanza, la mollo dal meccanico di fiducia che un altro bel giorno, io spaparanzato al mare fancazzista mi richiama

“Va che ho aperto per fare quei due tre lavoretti che dicevamo ma il motore è da buttare”

“Eh?”

“Si…tipo che mancano 3 millimetri nelle camera del pistone…tutto uno schifo usurato qua non ripartirà mai più…a sostituire il motore o rifarlo spendi più del valore dell’auto”

La abbandono da lui per mesi in una sorta di coma meccanico farmacologico, prima di staccare la spina e demolirla. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso a dirla tutta…comprata strausata da un tizio dall’aspetto poco raccomandabile che viveva con la madre disoccupata, scorpione tatuato lato destro del collo e una tarantola dall’altro, cappellino, strafottenza e una voglia matta di liberarsene e io, da pollo bisognoso di auto, gliela presi a tre tozzi di pane facendo finta di credere che avesse davvero pochi chilometri anche se non ci credeva nessuno. 116.000, probabilmente 4 volte tanto, 6 proprietari chissà perchè, mancavano dei pezzi, anomalie, possibili disastri in ogni angolo di carrozzeria e scocca.

“Va che c’è un tizio che me la voleva comprare e viene dalla Francia” mi dice il tizio

“Si certo…l’hai notato si…che il lato sinistro del sedile è rattoppato con un pezzo di stoffa vero?”

“Appena revisionata e sistemata poi…”

“Ok…ma sul cofano ha tre solchi come se fosse finita sotto ad un autorimorchio…oppure hai investito un velociraptor incazzato?”

“Senti…se mi dai 3 tozzi di pane io posso comprare la Smart dei miei sogni e siamo tutti felici” mi dice.

Quando torno con i soldi me la tira fuori dal garage e la Smart c’è già, li fuori, impianto audio a manetta, cerchi stile cestello della lavatrice nuovo di zecca con 2 mm di gomma attorno, attaccata a terra come quei robot rotondi che ti puliscono per casa che accidenti continuo a chiedermi come ci arrivino agli angoli fatti in quel modo quando io, con l’aspirapolvere nonplusultra se nelle fessure non infilo il bocchettone sui singoli granelli come un ricercatore oncologico in laboratorio non aspiro un cazzo.

Misteri della scienza.

Al tizio, che per motivi di privacy chiamerò Richard ma che in realtà si chiama proprio Richard, chiedo pure i dati per cose tipo dichiarazioni e fogliacci vari per cazzi miei burocratico-finanziari, due cazzate, una firma, una data, gli dico pure che ho già compilato tutto io e che se non sa scrivere può farmi una X ma “Non ho il codice fiscale” mi dice “va bene” gli dico “facciamo che quando torno a casa poi mi dai i dati cosi finisco di compilare il foglio” e di colpo tutto va bene e tutti sorridono e lui ha i soldi e io ho un rottame motorizzato e lui parte sgommando con la Smart e Gigidag che pompa nelle casse che occupano i 3 centimetri quadrati del microbaule  e io torno a casa con i due centilitri di benzina che mi ha lasciato dentro buoni giusto per arrivare al primo distributore e quando arrivo gli scrivo e gli chiedo i dati e lui…

“Io non do i miei dati a chiunque bello” con quella cazzo di foto su Whatssapp tra l’orrido e il tamarro e a quel punto uno si immagina un mio twist violento con minacce di pestaggi o di chiamare l’avvocato che tu non sai chi sono io o anche ipotesi ficcanti tipo che sua madre sia troia e lo dimostra a tutta la provincia la sera sulla tangenziale in minigonna tra i camionisti bulgari ma invece sto calmo…e tra me e me penso che “visto che fai cosi…bello…recupero tutti i tuoi dati tramite triangolazioni di quello che so di te e in cinque minuti San Internet mi da la risposta”

Sette minuti dopo avevo il foglio compilato. Bello.

Quello che il buon Richard non sa però, è che poi il codice fiscale suo vero autentico stampato plastificato che quel giorno non aveva, l’ho trovato io, settimane dopo…non so come si era dimenticato la tessera e altri suoi documenti personali, spero importanti o vitali per impedire il suo internamento in una qualche struttura o prigione, all’interno della macchina…spuntati fuori mentre smanettavo nel marasma dell’impianto audio che aveva messo dentro tra fili technicolor e connettori cinesi.

Li ho lasciati li, nel portaoggetti, per mesi, fino al giorno della demolizione. Poi li ho presi, fatti a pezzi e infilati per bene negli antri oscuri e profondi del cruscotto della mia auto, in attesa di demolizione insieme a scorpioni e tarantole.

Bello.

Il triangolo

 

Avete presente quella sensazione quando ti risvegli con a fianco la donna che ami, nell’aria un sottile ma penetrante odore di caffè e di casa accogliente, la luce che entra da una finestra grande e luminosa…con la coda dell’occhio vedi una tenda bianca che si muove leggermente, vento caldo estivo…

Io no.

Sul soffitto ho tre macchie.

La grandezza è variabile…dipende dalla percentuale di umidità che di solito sta tra il 70 e il 99%, giungla tropicale, Kuala Lumpur. Deve essere per la lavanderia a gettoni cinese che sta sotto il mio appartamento. Sopra non so cosa ci sia.

Avere solo tre macchie è un problema su un soffitto…se unisci i punti esce sempre e solo un triangolo, spesso scaleno. Avere solo tre macchie significa non poter trovare un corrispettivo astrale…ho amici disoccupati e poveri come me che almeno si ritrovano l’orsa maggiore e Cassiopea, altri la galassia di Andromeda quando le macchie si evolvono in muffa. Quelli fortunati con una lampadina ad incandescenza simulano interi sistemi solari.

Betelgeususe, Rigel.

Non posso nemmeno vederci Madonne o Gesù…o altre divinità. Non posso sperare in improbabili messaggi divini con solo tre macchie.

“Neanche un carattere cinese”

Solo un triangolo. Un triangolo.

Che se ci infilo in mezzo un occhio forse però, potrei vederci Dio. 

Chiudo gli occhi, nel mio primo giorno da nuovamente disoccupato passato nel mio letto sfatto da settimane e immagino Dio, con la piramide dorata di Giza in testa, circondato di luce…al neon. Sta seduto in ufficio, una scrivania enorme alta almeno 7000 piedi. Sembra rovere ma di sicuro sarà un qualche tipo di impiallacciato. Moquette verde, cheap.

Allunga la mano sulla scrivania adesso, e tira su la cornetta di un telefono grande come dieci campi da calcio.

“Pronto?” risponde

“Si salve…cercavo Giulia…è in casa? Non mi risponde sul cell…”

“Ciao Franco…no mi dispiace hai sbagliato numero…è comunque un piacere sentirti”

“Eh…no ma scusa…chi sei?”

“Oh perdonami…mi presento…sono Dio”

“Cosa?”

“Sono Dio”

“Che nervi quelli che fanno i simpatici…”

” Te lo assicuro Franco…sono Dio…proprio quello che vede tutto e sa tutto di cui parlate sempre dalle vostre parti. Ah! A proposito…Giulia non rientra prima di sera…al momento sta inventando una scusa plausibile per il ritardo visto che si è trattenuta fino alle 4 con Andrea…quello che gli sta sistemando gli infissi da circa due mesi…quello che ti sta pure simpatico”

“Fanculo dimmi chi sei…adesso mi stai rompendo i coglioni con questo scherzo…sei Filippo vero? Passami tua sorella e basta con questa storia altrimenti vengo a prenderti a casa e ti stempio l’attaccatura del culo a calci”

“A 16 anni mentre eri in giro con i tuoi amici te la sei fatta addosso e hai finto una chiamata d’urgenza dall’ospedale per un incidente con la moto di tuo cugino Ottavio per poter scappare in fretta a casa…e no…nessuno ha sospettato…so che hai passato mesi in imbarazzo con l’idea che l’avessero capito tutti. L’ha capito solo il senzatetto sdraiato sulla panchina della stazione…”

“Oh cazzo…”

“Eh già…”

“Però scusa…non capisco più un cazzo…assumiamo per assurdo che tu sia realmente Dio…perché Dio ha un telefono?”

“Lavoro fino al 5137…poi entra Rumus…il mio collega”

“Rumus? E che vuol dire 5137…”

“Significa che mi levo dal cazzo e vado a casa…in realtà quelli della nebulosa d’andromeda e testa di cavallo mi hanno invitato fuori per un aperitivo ma non ci vado…oh cazzo arriva il capo aspetta…si si capisco…è un problema risaputo quello di Giove ma è risolvibile con un po’ di manutenzione straordinaria…colpa del vento solare sa…inoltro subito la richiesta d’assistenza…ma si figuri…è un nostro dovere…”

Il capo di Dio, un tipo alto con una bella giacca di taglio sportivo e milioni di stelle luminose cucite sopra da un’occhiata alla scrivania di Dio, passo leggero e mani dietro la schiena. Ha una barba curatissima con un infinità di nodi che partono dal pizzetto e proseguono quasi fino a terra. Si ferma qualche istante, sguardo curioso ma bonario, poi passa oltre. Dio aspetta qualche istante, con la coda dell’occhio vede il capo che va verso un’altra postazione quindi riattacca a parlare al telefono.

“Rieccomi scusa”

“Si…scusa ma non riesco a capire…andare a casa…colleghi…ma cosa cazzo sta succedendo…e soprattutto…perché il coglione che si sta fondendo il cervello per capire devo essere io che è già una giornata di merda?”

“Beh hai sbagliato numero…a volte capita…è colpa di quelli che non resettano il centralino quando manca la luce…succede spesso ultimamente…questi generatori stellari sono potenti ma poco affidabili…guarda…non dovrei farlo…ma per agevolarti il compito visto che stai sovraccaricando il tuo sistema neurale ti spiego. Io lavoro per il centro d’assistenza della via Lattea…divisione Sistema solare e nebulosa di Oort. Sai…per gli asteroidi e le comete…”

“Centro assistenza di che? Ma tu non dovresti essere il tizio con la barba con i fulmini e cazzate varie?”

“Si anche…vuoi un fulmine? Ci metto poco! Per fartela semplice il sistema solare è un meccanismo complesso e capita che a volte qualcosa si rompa…cosi chiamano il call center e io aiuto nell’assistenza…questi scienziati sono dei veri rompipalle”

“Scienziati? Come scienziati…mi sta dicendo che siamo tipo ratti da laboratorio?”

“No…direi umani da laboratorio ma lasciamo perdere…rischio il posto e tu rischi di beccarti un fulmine…che pensi…che possiamo lasciar correre troppo la gente che scopre qualcosa? Finchè lo puoi far sembrare pazzo è roba facile…se no sei costretto a mandargli addosso le peggiori sfighe della vita…in casi estremi un divino contatto con un camion a 120 all’ora o un fulmine che se non ti uccide la prima volta lo fa la seconda…a proposito…il vostro proverbio è una cazzata…sai quello del fulmine…”

“Ehy piano piano…guarda che io sto zitto…io faccio la mia vita…lavoro dal mattino alla sera…poi esco con quella vacca della Giulia che Dio la strafulmini insieme al vetraio….risparmio per un cesso di monolocale in periferia insomma…mica ho voglia di fare il profeta nella vita e non ho voglia di morire a 25 anni cazzo…”

“Stai tranquillo sta tranquillo…il tuo profilo psicologico è nella norma…sto controllando adesso…a te passa solo la dose di sfiga standard e una vita 50% – 50% senza eccessi”

“Senza eccessi? Che vuol dire…che se volessi fare qualcosa di figo nella vita non posso?”

“No”

“Perchè?”

“La tabella parla chiaro…hai un chip standard di classe media…le potenzialità son quelle…forse giusto con qualche upgrade potresti aprire una bottega artigianale…”

“E i sogni e le ambizioni?”

“Ma i sogni li mettiamo a tutti…ne abbiamo tre milioni circa divisi in cinque categorie…se no vi ammazzereste a 12 anni”

Momenti di silenzio dal vago gusto di rassegnazione dall’altro capo del telefono.

“Ma se sapete tutto di tutti e balle varie…perchè a comandare ci mettete i deficienti…i coglioni hanno la patente e quelle che ti piacciono non te la danno? Ci vuole tanto farci vivere dignitosamente e felici senza farci sputare sangue?”

“Bhe te l’ho detto…qui comandano gli scienziati che hanno comprato il pacchetto…sicuramente stanno testando qualcosa di psicologico nell’ambito delle colture umane…o magari si divertono un mondo a farvi uscire di testa…a scannarvi l’uno con l’altro e distruggere il pianeta”

“Culture…”

“Colture è giusto…fidati.”

“Mi stai dicendo che in pratica siamo solo un esperimento?”

“Il succo è quello ma non lamentarti…dovresti vedere come sono messi su Alpha Centauri…li gli esseri viventi sono dei sassi che però hanno il cervello e credono di avere le braccia e le gambe oltre che la bocca e si lamentano di continuo perché non riescono a camminare e poi fa caldissimo…e ovviamente parlano e si lamentano con gli altri sassi…che possono sentire…ma siccome nessuno può parlare c’è un gran silenzio in un posto in cui tutti urlano”

“E io credevo che Dio fosse buono…”

“Dio prende una miseria per un lavoro di merda…fattene una ragione”

“Ah già scusa…dimenticavo che sei un dipendente….il capo chi è?”

“E’ complicato”

“Spiegamelo”

“Hai presente lo spirito santo…il figlio e cosi via? E’ la stessa cosa ma invece di ragionare astratto fai conto che sia una persona fatta di duecento persone…un giapponese…una cinese…un colombiano gay e cosi via. E’ il tipico manager intergalattico scontroso ma amabile…possente come un buco nero ma anche leggero come un tachione…un gran figo ma anche un enorme rompicoglioni. Per fortuna che per la Privacy non può praticare l’omniscienza in ufficio…altrimenti sarei già stato licenziato da un bel pezzo”

“Ma se…..

La telefonata diventa di colpo più distante e fumosa, la luce al neon quasi si spegne mentre la scena si deforma e si allontana.

Mi risveglio che sono passate due ore…metto a fuoco sul soffitto verso le tre macchie.

“Forse provo con un call center” dico ad alta voce, verso quel triangolo.

In mezzo mi sembra di vederci un occhio.

 

 

Che sta cosa di Dio fa tanto anni ’60

La premessa è che i miei genitori non li cambierei mai con nessun altro, limerei giusto quelle due tre cose come il temperamento di mia madre, che ho ereditato, e l’assoluto apprezzamento nel farsi i cazzi propri di mio padre…che ho ereditato. Due cose che estirperei anche da me stesso nonostante siano colonne portanti dell’essere…“me stesso”.

Danno l’idea che io sia squilibrato.

Ora, non so esattamente se ci sia un’età in cui smettiamo di essere i figli prediletti e assumiamo alcune connotazioni aliene per i nostri genitori…a volte proprio non ci riconoscono.

“Sei cambiato”

“Da te non me l’aspettavo”

“Ma cosa ti è successo?”

Posso immaginare che scatti quando per caso ti dichiari gay o se ti sorprendono con giornaletti porno o mentre ti fai una sega…se ti beccano ubriaco di vodka al mandarino, con una canna in mano o il tatuaggio di un dragone sulla schiena…e parlando di esperienza personale, quella leggera percentuale di distacco l’ho sentita pure io, all’improvviso, un giorno (sia chiaro, infinitesimale-insignificante-nontraumatica) quando ho iniziato a scherzare un sacco sulla religione. A mia madre catechista da sempre, la cosa non piace.

Per niente.

La infastidisce e impazzisce quando assieme mia sorella, ogni ‘riunioneeventoassemblea’ di stampo religioso-gestionale in cui si trova immischiata, si trasforma verbalmente in un racconto fiction-rito satanico vista antro oscuro in una grotta sangue di vergini coltelli cappucci neri con barzellette su Gesù sdoganate, ironia sulle abitudini sessuali dei preti vescovi e cardinali, bombardanti riferimenti al Papa Pio XIII di Jude Law.

“Che lui si che li avrebbe fatti filare questi stronzi…Lenny è un grande”

“Come siete cambiati…da voi non me l’aspettavo…cosa vi è successo?” ci dice Madre, amara.

La domenica, un tempo baluardo della cristianità con tradizionale benedizione in diretta streaming dal balcone papale “Venite che c’è il papa!” strillato dalla sala, ormai io e mia sorella ci facciamo i cazzi nostri…il rito della messa a cui eravamo costretti da piccoli e che con precisione chirurgica i miei continuano a portare avanti, è stato sostituito da fancazzismo e inno al consumismo quando piove. Fancazzismo e inno alla natura quando c’è il sole.

Ah, i miei non lo sanno.

Ovvio, potrei dirglielo…che sono grande abbastanza e puoi scegliere…lo so che lo state pensando, ma non voglio ferire i miei, ci tengono…mento e faccio finta bello fedifrago e comodo, ma non per mancanza di mio coraggio no, io non voglio che si sentano sbagliati…non vogliono che pensino di aver sbagliato con me.

Che sia colpa loro, insomma.

La colpa non è di nessuno in realtà, alla fine la fede mica la puoi insegnare…e non sono nemmeno sicuro di non esserlo fedele. Forse credo, forse no, forse non me ne frega un cazzo adesso, in questo momento. Immagino che sia difficile da capire per chi è molto religioso…perché la fede va oltre i confini della logica e oltre la cultura di una persona…mio padre è scienziato e mia madre artista eppure credono…e a volte mi sembra di intuire che sia un po’ quando ti innamori follemente e credi ciecamente in quello che fai, in chi sei e in cosa stai costruendo. Poi ti sposi, diventa abitudine e amore diluito o che sprizza in diverse direzioni, quella è la tua vita e ti va bene cosi, le domande e le ricerche di altro non servono.

Io non ho mai avuto questa fortuna…non con le persone ne tanto meno con Dio. Sono disilluso e restio a fidarmi di qualsiasi cosa si muova. E poi la curiosità mi uccide, la mancanza di risposte, la scienza, le ipotesi, il fottuto universo, le scoperte…mi bombardano il cervello di controsensi, errori, contrasti, domande…e mi sembra tutto cosi limitante e inscatolato dentro limiti di parola e umani fin troppo comprensibili e che ti indirizzano verso schemi, concetti e pensieri precisi…roba che secondo me ha poco a che fare con l’idea di omniscienza. Sono convinto che se anche esistesse Dio, in un qualche punto di tutto questo immenso casino, di sicuro non è come ce lo immaginiamo e forse i fedeli sono innamorati di un’immagine non reale di Dio, come quando”ami” appunto.
Si insomma, e se all’improvviso Dio comparisse, mettiamo il 13 Giugno 2022 a Times Square, radioso di luce propria…l’aria che quasi si ferma, il mondo che trattiene il fiato. Per dimostrare che lui sia davvero Dio, quello vero, quello figo, quello di cui parlano tutti nel libro quello famoso, fa un paio di trucchettini tipo disintegrare la materia e rimodellare lo spazio tempo, cosi che non ci siano dubbi. Ci butta dentro anche qualche lettura della mente, rinascita dei morti, risposte a quesiti sulla vita e cosi via…

Un classico show da padre eterno.

Tutto il mondo osserva…c’è gente che festeggia, qualcun’altro crede di aver perso 50 anni di vita credendo in qualcosa di sbagliato ma non importa, abbiamo una risposta adesso…e poi di colpo la luce si affievolisce ed ecco Dio, nudo, visibile a tutti…

Una mantide religiosa marrone, pelosa, con 6 zampe ad uncino, alta 22 metri.

E allora mi chiedo… tutti i credenti, i fedeli, gli innamorati dell’immagine di Dio…

…continuerebbero a crederci e pregare ancora o direbbero “Che schifo?”

Palma

La mia vicina è una vecchia signora con un cane, che piange puntuale ogni mattina con i galli, un figlio che non capisco cosa faccia nella vita e una bella palma, quella della foto qui sotto.
 
Stamattina quando esco, c’è un uomo con i piedi a due metri d’altezza a sinistra del mio finestrino, quello dei due che non si apre, sopra ad una catasta di foglie verdi e puntute.
 
Palma.
 
Tagliare una palma, dovete saperlo, è una cosa che lascia il segno. Io una palma l’ho avuta e l’ho tagliata. Le radici della palma scavano e vanno in profondità e quelle della mia, giù in Sardegna, ce l’avevano con il muro di cinta al punto che la scelta era tra lei e il ritrovarsi il giardino con annesso mura sulla strada, all’improvviso, prima o poi.
Quando tagli una palma, ti fai male. Fa male dentro perché ci sei affezionato…e mi succede con ogni albero della mia infanzia. Fa male fuori, perché quelle dannate foglie sono come gli artigli di un alien, un paio di punture e aspettati febbre e debolezza, braccia reticolate di sangue che neanche un emo. Si difende, morde…la palma…e anche quando credi di aver “vinto” non è detto che sia finita…una palma ha sempre un grandissimo spirito di sopravvivenza, può ricrescere ovunque, in punti impensabili, anfratti, buchi, fessure.
 
Ovunque.
 
Devi fare terra bruciata.
 
Devi darle il colpo di grazia.
 
Un animale pericoloso, la palma.
 
Quando arrivi alla fine del lavoro ed è sera…e il cassone rosso del camion è pieno di artigli verdi e corteccia pelosa, sei distrutto e triste. Ricordo ancora il vicino, che per ore e ore di lavoro, osserva sorseggiando the freddo su una sedia pieghevole per poi alzarsi e mi si avvicina…io stavo seduto sul muretto di fronte a casa mia.
 
“Ma sai che in costa le cercano le palme belle come la tua…te l’avrebbero pagata un sacco di soldi” mi dice
 
“Oh…grazie per avermelo detto con tale tempismo!” vorrei dirgli, ma sto zitto.
 
Coglione.
 
Ora, io con le piante so di essere sentimentale e tutto…ma a dirla tutta, alla palma della vicina non mi ci ero cosi affezionato…non più della mimosa già abbattuta anni fa nello stesso giardino e da cui rubavo i mazzetti per la festa della donna…ma questa foto, riflettevo, non è solo la foto di una cosa che non esiste più…ma è anche l’emblema delle cose che non vanno con me…le attese infinite, l’aspettare che sia il momento giusto…cose come il “sentirsi pronto” e preparato, con il mondo attorno che intanto cambia e manco te ne accorgi. Perché per mesi, ogni volta che ritornavo su questa foto, era un continuo ripetermi che ne avrei dovuta rifare un’altra…cambiare la composizione…usare luci diverse o flash…sfruttare il soggetto. Insomma, una di quella infinità di cose che mi dico che “farò da domani” e che poi non faccio.
 
Solo adesso però, mentre leggo la marca delle scarpe del tizio che calpesta i resti della palma, realizzo che non ci sarà più nessun’altra foto. Non potrò fotografarla di giorno…ne sperimentare per ore in una notte di nebbia invernale…e forse non potrò nemmeno più chiedere a quella ragazza di uscire…o dire ai miei genitori che gli voglio bene…o chiedere scusa a qualcuno senza aspettare che il tempo guarisca ogni cosa.
 
Tutti questi “dovrei” sono castelli immaginari fatti di carte.
 
Crollano.
E se forse è vero che “c’è sempre tempo” come dicono, è pure vero che anche le palme alla fine muoiono e poi non ricrescono più.
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Black Friday

Volevo un po’ indagare su questa faccenda del Black Friday io, visto che abbiamo la tendenza ad importare con anni di ritardo le abitudini americane come Halloween tipo e da un po’ mi immagino un futuro pieno di cose come il tacchino ripieno al posto dell’arrosto con i funghi e la sedia elettrica con diretta TV invece di Magalli e il porto d’armi con metal detector all’asilo che “mica faccio andare in giro il mio figlioletto di tre anni indifeso che ci sono i bulli e mi sa che la figlia di Giovanna ha il morbillo pure” però anche cose buone eh, come la NBA ma ad orari accettabili magari…mica sarebbe male…sarei disposto ad accettare che il mio vicino pazzo possa andare in giro con un fucile 50 mm che se vuole mi apre una finestra sul muro ad est senza chiamare i muratori per la NBA ad orari umani…e oggi allora, una mattinata non molto operosa, cervello freddo come il mondo li fuori che non so se lo sapete, ma se volete fare quelli che voglion  vivere per sempre infilandovi in tubi criogenici per essere risvegliati nel 3000 a.c. beh, sappiate che il problema dell’acqua nelle vene e nel cervello che con l’azoto diventa ghiaccio e vi disfa non l’hanno del tutto risolto, finisce che quei soldi potevate spenderli meglio…e dicevo appunto, mattinata inoperosa freddo e altre cose e quindi apri internet e cerchi Black Friday e pare un necrologio pieno di vessili neri in giro anche se poi, vai a leggere ed invece di “Assunta Mariagiovanna lascia i suoi cari” ci vedi simpatiche percentuali negative fino al -50% che corrisponde anche, per coincidenza credo o forse no, pure al crollo delle temperature per il weekend…ed è sicuramente cosa buona e giusta spendere e spandere e far girare l’economia ma se vai a vedere la storia poi, scopri che tutta questa corsa al regalo e allo sconto e manie consumistiche del Black friday, un po’ la ricorda la cosa del Natale che si è perso il gusto della tradizione e il vero significato e l’amore e le cose cosi che dicono un po’ tutti…pare solo una follia collettiva invece di ricordare il vero e bellissimo significato del Venerdi Nero, di quando Robinson, dopo mille peripezie e i pirati e i cannibali e la solitudine estrema e il naufragio, salva dal barbaro omicidio oltre che dal futuro pappamento il buono e bravo indigeno nero, chiamato dal grande e benevolo Crusoe proprio ‘Venerdi’ e che dovrebbe riportarci in una dimensioni in cui vogliamo bene agli altri che ci circondano…e ai tacchini ripieni…e agli indigeni neri e perchè no, pure ai pirati, ai cannibali, alle stufe che non scaldano, agli assi dei water che si smollano e vai a sederti che già son freddi ed è inverno e quelli si muovono pure…e al vicino rompicoglioni che vuole fare il musicista ma si può allenare solo un’ora alla settimana e sai benissimo che finché vivrai li, passassero anche 40 anni, ascolterai sempre e solo musica di merda uscire da quel pianoforte di merda…se ne potesse tornare da dove viene quello li che proprio non lo sopporto che parcheggia pure come una capra e ogni volta si porta via due tre posti che se parcheggia come scopa a sto punto è ovvio che sua moglie sia un po’ zoccola e i figli stronzi, nullafacenti, drogati…che mi sa che poi sto mese nemmeno hanno pulito la scala guarda…proprio non la sopporto quella famiglia li…e dire che speravo di dover lottare solo a lavoro con quegli altri stronzi dei colleghi…che si strozzino o che li riempino come tacchini da ringraziamento, insopportabili tutti…che cammini anche in mezzo alla strade e non ti sopportano neppure gli estranei…guardano storto e pure io li guardo male…guarda…vorrei tipo vivere su un’isola deserta, naufragare e doverci stare ventotto anni almeno…mentre il resto del mondo si nuclearizza una volta per tutte e io me la rido in compagnia giusto di un pappagallo parlante, una mezza noce di cocco fermentata e due foglie di fico a coprirmi il davanti e il dietro.

Andate al diavolo.

Venerdì

Il quarto minuto

Leggevo qualche giorno fa, non ieri, su un sito, credo, di un tizio diciasettenne americano che tipo è un genio di quelli veri, di quelli che a 14 anni gli vogliono dare una cattedra all’università ed è più intelligente dei professori che gli insegnano e sempre questo tizio, di notte poi, insieme ad un altro genio ma stavolta cinese, prova a risolvere i misteri della matematica e del cosmo del tipo “teoria del tutto” che a spiegartela facile è come trovarsi una ragazza con il viso di Megan Fox il culo della Nargi e pure simpatica e le piace il calcio la domenica guarda, oh si, lo adora. E io ero un po’ cosi, mentre leggevo, pensieroso sui miei trentadue anni di quasi inutilità e inedia mentre vedo un sacco di gente che prende e mi supera a destra anche quando, se vai a vedere, hanno il motore che è la metà del mio, tutti belli sorridenti mentre io mi guardo e mi pare di vedermi vecchio e di una forma strana e ce lo fai il pensiero si, che al momento ma anche prima, non stai proprio contribuendo al bene dell’umanità e prosperità pace successi futuri eredità al futuro e altre cose che poi, entrando pure nel dettaglio, non ti stai nemmeno troppo impegnando a sfornare qualcuno che si renda più utile di te e quindi, continuando sulla mia stessa linea di pensiero…dicendomi “da domani” ancora una volta, io, mi metto a vagare nei meandri del web tra siti di complottisti, porno in streaming, annunci pubblicitari con video che parte istantaneo con un tale che mi regala i trucchi per diventare ricco, link di wikipedia, fotografie di posti lontani, fotografie di gente vicina, social, recensioni di film, ricette e non so se l’avevo scritto, porno in streaming quando, all’improvviso, arrivo ad un blog, con un articolo dentro e una domanda molto semplice…è di un entomologo che se non lo sapete, è uno che studia gli insetti per farla semplice e se prima non lo sapevate, ora avrete imparato una nuova parola e una parte di me, nell’oscurità dei miei trenta, brilla di gioia fiocamente…e questo articolo dicevo, risponde ad una semplice semplicissima forse stupida domanda…

“A che servono le cimici?”

Cimice

Quelle robe verdi o marroni, sgraziate e brutte, che puzzano pure se le uccidi e che manco gli uccelli se le mangiano che  a volte sono pure più insopportabili delle zanzare e delle mosche e che per non so quale ragione crediamo che abbiano un loro posto in questo mondo…magari uccidono dei parassiti in una qualche sottospecie di mangrovia urticante nel borneo…oppure la loro presenza è un tassello fondamentale nell’ecologia e noi manco lo sapevamo che se le cimici si estinguessero la razza umana sparirebbe in sei mesi…cose cosi insomma,tipiche di una macchinazione incredibile, pianificazione natural-divina, roba che a noi non sarebbe nemmeno balenata per sbaglio.

Invece no. Sono inutili.

E grido sdegnato quando poi, l’entomologo, che adesso sapete che significa, spiega che il concetto che sta alla base dell’esistenza è che non ci sia propriamente uno scopo e che noi la vediamo sempre come un gioco di ruolo di Dio, una visione creazionistica in cui dobbiamo ricostruire la trama della nostra vita quando forse, il vero succo di vivere è semplicemente quello, vivere…come fa la cimice…e che forse dovremmo pure fare noi, che stiamo sempre li a cercare il bandolo della matassa in ogni cazzo di cosa e a cercare il ‘perché ‘e il ‘per come’ quando magari la risposta è solo

“Esisti e non rompere i coglioni che non gliene frega una sega a nessuno in questo universo” dice Dio

“E scusa tutto qui?”

“Beh? Che volevi di più…ti sei divertito?”

“Si…ma ho anche sprecato un sacco di tempo a capire cosa dovessi fare”

“Vivere no?”

“Te la fai semplice che sai tutto…basta dircelo”

“Ragazzi…voi li giù siete proprio dei rincoglioniti”

…e forse la teoria del tutto nemmeno esiste e quindi nemmeno Megan Fox con il culo della Nargi (magari in paradiso…dovevo guardare meglio) e forse non mi serve per forza diventare ricco o essere bello o diventare famoso, cercare uno scopo, risolvere problemi, tentare di creare amminoacidi fulminizzando un composto di gas primordiali, cercare di lasciare traccia, scrivere l’ultimo vero romanzo inedito.

Ed è un bel pensiero si. E per tre minuti quasi mi sento illuminato, bravo, bella sensazione.

“Ciao Dio…volevo dirti che ho capito tutto…saluta J”

“Sta a Londra…comunque bravo..era ora”

Poi però dal quarto minuto cambia tutto di nuovo.

Mi guardo da dentro ancora una volta…e mi rivedo di nuovo vecchio e una forma strana…che tipo non so definire…e mi dico che “Da domani si!….sarà tutto diverso”