Monthly Archive: maggio 2017

Antenna di merda

L’antenna della Lupo da qualche anno vaga tra un bordo e l’altro del sedile posteriore in balia della gravità…staccata tempo fa vista la moda ‘divertentissima’ dei ragazzi della mia via di fregarsele, le antenne. Non capisco per farci cosa. La mia antenna è un’asta lunga un venti centimetri e molto sottile, con un filo nero che si attorciglia attorno. Vistosa, assomiglia alla bacchetta di un mago malvagio e messa sul tetto,  l’auto sembrava una Gig Nikko radiocomandata…anche se va meno di una Gig Nikko radiocomandata.

Ora, è evidente che nascono problematiche tipo che spesso non prendo le radio che voglio e ci sono intromissioni fastidiose con Ave Marie in mezzo ad un pezzo di David Guetta e il classico rumore bianco e fruscio di vento…a volte faccio strade più lunghe in cui almeno so di aver ricezione che chissà come mai, in questo mondo di ‘stradedrittegallerievelocizzantisvincoliindustrialiadaltoscorrimento’, la mia radio gracchia a profusione con tutta quell’aria attorno contaminata da microonde, raggi X, metano, gas tossici e rifiuti industriali. Funziona bene solo su strade strette, tutte curve e con gli alberi attorno.
Altrettanto evidente però, ma questo l’ho capito con troppo ritardo, è che sono un coglione. Perché, se ci pensate bene…per evitare di farmi fregare l’antenna l’ho staccata e buttata in auto. Questo, equivale a non averla o essersela fatta fregare da qualcuno e quindi, a che serve? Sembra una di quelle scelte di vita che le ragazzine scrivono su Facebook per ricevere compassione da mezzo mondo:

“Per non soffrire non amerò più nessuno”

Ma vai a cagare cretina.

Si capisce che è una stronzata no? Per non rovinare le scarpe non le usi mai…e “se magari quella ragazza non è quello che sembra?” Nemmeno le chiedi il nome. Idiota. Nessuna cosa meritevole in questo mondo è esente da un fattore X di rischio difficilmente quantificabile, una legge universale. Se punti ad una ragazza fidanzata c’è un rischio…se per arrivare su quel monte ti devi arrampicare c’è un rischio…se sei a dieta ma vuoi comunque ordinare quel calzone farcito con polpette e parmigiana capisci che c’è il rischio di continuare ad essere un ciccione…e se vuoi ascoltare la radio senza fare deviazioni di chilometri passando per boschi bui e tempestosi rischi che qualcuno un giorno, decida di volersi grattare la schiena con la tua antenna e te la spazzi dal tetto.

E quindi? Ci sta che le cose non vadano lisce in questa vita del cazzo no?

Ho deciso allora, che oggi rimonterò l’antenna su quel cazzo di tetto. Lunga, vistosa. Magari ci attacco pure una bandiera. E’ un passo in avanti nella vita, una stupida preoccupazione in meno, un’insensata ombra di paura che mi condiziona da togliere dalla lista…ma da domani potrò sentire come va a finire un aneddoto del Trio Medusa senza dover rallentare al curvone che “li la radio non prende”…mentre smanetti come un ossesso su quei pulsantini e manopole come un tecnico del sonar della seconda guerra mondiale rischiando un incidente…vista la zona poi, piena di camion con robe pericolanti sopra mentre tu stai dentro una scatola grande quanto una lavatrice.

E se me la fottono, l’antenna, ne comprerò una da 4.50 da Amazon con spedizione Prime.

Quattroeuroecinquanta di merda.

Non costano nemmeno un cazzo ste stupide antenne, e ci ho pensato solo oggi.

Acqua e Fuoco

Quindi fuori piove mentre alla mia sinistra un muro rosa macchiato bianco in costruzione, consuma scintille di fuoco dall’alto. Un ambiente ampio pieno di scatole scatoloni colonne beige voci e luci al neon, freddo freddissimo perchè sono uscito in maglietta nonostante vento e pioggia, consegno un ticket ad un tizio che mi ricorda un qualcuno che conoscevo ma che non ricordo…bel modo di fare dico, bel coraggio per i pantaloni corti con 5° anche, bel modo di andare in giro in quel dedalo messo al contrario sopra uno di quei muletti rossi più piccoli di quelli grossi e gialli, acceleratore pigiato…si tiene su come un pirata sull’albero maestro e via verso l’orizzonte pieno di pacchi e codici che chissà quali tesori li dentro che mai vedrà e mai riuscirà a toccare.

Sento suoni gutturali, bip di conferma prima che mi porga uno strano aggeggio simile ad un cellulare con uno schermo che lampeggia in attesa di un mio cenno, un segno, un gesto.

Una firma in realtà.

E allora prendo quel pennino ma in quel momento, qualcosa nel mio cervello va in tilt…gli emisferi cozzano e si incrociano i flussi fra gesto e pensiero, il tempo si ferma sospeso in una domanda terribile ma inutile, paralizzante ma stupida.

“Come firmo?”